INTRODUZIONE
Non è raro che pazienti vertiginosi, avendo sentito parlare di “sassolini” nell’orecchio che si spostano, chiedano il controllo del condotto uditivo esterno per la ricerca degli stessi ed eventuale pulizia del condotto… immaginando così di porre fine alla crisi vertiginosa. A questi pazienti è necessario chiarire alcune nozioni di anatomo-fisiologia, perché comprendano quanto siano lontani dalla realtà del fenomeno.
Esso avviene nel LABIRINTO, a sua volta sezione dell’ORECCHIO INTERNO, assolutamente irraggiungibile dal condotto esterno, perché integrato in tutte le sue parti nel contesto di osso cranico-temporale (vedi figura di seguito),

All’interno del labirinto esistono specifiche strutture (otoliti) che, nel loro ordinato spostamento perfettamente coordinato ai movimenti della testa, registrano di continuo la posizione della testa (e del corpo), permettendo alla nostra “centrale nervosa” vestibolare di coordinare il nostro controllo dello spazio rispetto alla gravità. Insomma: il labirinto è assimilabile al “mouse” dei nostri Pc, ove gli otoliti sarebbero i sensori ottici moderni o meglio i vecchi piccoli rulli spostati dalla sfera del mouse i quali davano “la posizione” del cursore: se i piccoli rulli si sporcavano di polvere e non si muovevano più in modo coordinato, veniva perso anche il controllo del cursore, finchè non procedevamo a una accurata pulizia degli stessi. Un altro esempio utile alla comprensione del fenomeno: i nostri odierni robot o le nostre auto sono forniti di “sensori periferici”
che forniscono in tempo reale alla centralina del dispositivo le “coordinate spaziali”, per le quali il robot riesce a muoversi per casa senza cadere o urtare gli oggetti/pareti circostanti e le auto riescono a parcheggiare senza fare danni… Analogamente, gli otoliti nel labirinto funzionano come “sensori periferici del movimento” e quindi, se detti sensori si inceppano, noi (o il robot!), perdiamo immediatamente il coordinamento dello spazio, conseguente a una erronea percezione dei movimenti del capo / corpo.
In definitiva, la sensazione che tutto ruoti o si muova attorno a noi è semplicemente una falsa sensazione, cioè un’allucinazione del sistema vestibolare, indotta da sensori (gli otoliti) che inviano false informazioni sullo spazio circostante.
In termini tecnici, apparentemente difficili da comprendere, tale tipo di vertigine viene chiamata “vertigine parossistica posizionale benigna (VPPB o cupololitiasi)”, ma in realtà ogni termine descrive un aspetto dell’evento vertiginoso, facilmente comprensibile se singolarmente considerato:
- Vertigine è il termine che identifica la sensazione del movimento vorticoso su noi stessi;
- Parossistica è il termine che ne descrive l’insorgenza improvvisa e in pieno benessere. Le condizioni di insorgenza sono varie (alzandosi dal letto, ma anche in piedi e camminando). La durata delle crisi e dei sintomi associati è anch’essa ampiamente variabile (da pochi secondi, a ore o giorni) e successivamente alla crisi può persistere senso di confusione e instabilità.
- Posizionale è il termine che descrive il ripetersi degli attacchi vertiginosi quando si assume una determinata posizione del capo e/o corpo.
- Benigna significa che l’origine della vertigine non è una minaccia per la salute.
Il soggetto può avere sintomi generali associati alla vertigine più o meno intensi (transitorio rialzo pressorio e nausea) fino a sviluppare sintomi neurovegetativi particolarmente fastidiosi (conati di vomito, sudorazione profusa, etc,), ripetendo lo stesso malessere di un attacco acuto di mal di mare o di mal d’auto. Anche se è più frequente dai 60 anni in poi, ogni età può patire l’insorgenza del disturbo.
Fattori di rischio
La vertigine parossistica benigna insorge senza motivi apparenti (idiopatica), anche se in alcuni le crisi sono insorte dopo:
- infezioni dell’orecchio,
- chirurgia dell’orecchio,
- trauma alla testa,
- riposo a letto prolungato, per esempio durante una convalescenza.
Ai fini di una corretta diagnosi differenziale, ossia la distinzione da altre cause, è bene notare che questa forma di vertigine:
- non causa vertigini costanti indipendentemente dai movimenti,
- non influisce sull’udito,
- non causa sintomi neurologici come
o svenimento,
o mal di testa,
o formicolio,
o difficoltà di linguaggio o di movimento (fatte salve le difficoltà di deambulazione legate ai capogiri).
Si consiglia quindi di chiamare il proprio medico o rivolgersi in Pronto Soccorso in qualunque caso si verifichino i sintomi appena enunciati e meglio dettagliati come segue:
- svenimento = perdita di coscienza durante la crisi;
- mal di testa = mal di testa particolarmente intenso e diverso dal solito (se il soggetto soffre di emicrania o cefalea ricorrente);
- formicolio = sensazione di torpore, anestesia o formicolio in qualsiasi area del corpo;
- difficoltà di linguaggio o altri sintomi legati al sistema nervoso centrale (difficoltà di movimento, di parola, di coordinazione, di visione, …),
- rigidità del collo e febbre (indicativi di possibile meningite),
- trauma cranico recente.
Anche se non compresi nei suddetti sintomi, è opportuna la sorveglianza medica nei casi in cui:
- la nausea e vomito sono particolarmente debilitanti,
- compare acufene (sensazione di ronzio o fischio nell’orecchio),
- gli episodi si susseguono con elevata frequenza, tali da non permettere una sufficiente idratazione e alimentazione.
PERICOLI
Spero si sia compreso che si tratta di una patologia tanto fastidiosa quanto, nella maggior parte dei casi, innocua e, a meno di cadute durante gli episodi di vertigine, non si segnalano complicazioni significative.
La prognosi è ottima, in quanto la VPPB è abbastanza facile sia da diagnosticare (in genere la diagnosi è clinica, cioè è sufficiente la visita medica) che da trattare, tipicamente mediante specifiche manovre generalmente praticate dallo specialista (otorinolaringoiatra) o da alcuni fisiatri dedicati.

DIAGNOSI
Lo specialista che si occupa del disturbo è l’otorinolaringoiatra, ma nei casi più lievi il medico curante o un fisioterapista dedicato sono in grado di gestire adeguatamente il paziente.
In base ai sintomi e se questi non sono decisamente dirimenti, il medico potrebbe richiedere approfondimenti ospedalieri o specialistici, come ad esempio una risonanza magnetica per escludere l’eventuale presenza di,
- neurinoma acustico (un tumore benigno del nervo che trasporta le informazioni sul suono e sull’equilibrio dall’orecchio interno al cervello),
- o altre forme di lesioni che potrebbero causare vertigini (in tal caso di tipo “centrale”).
CURA
La vertigine parossistica benigna passa anche spontaneamente, senza trattamento medico, dopo qualche settimana o mese, per gli stessi motivi spiegati circa la sua insorgenza: infatti casualmente gli otoliti possono riposizionarsi da soli o i microcristalli in essi compresi depositarsi in zona cd “neutra” (cioè indifferente ai meccanismi funzionali del labirinto). Naturalmente nulla vieta che nuovi spostamenti si verifichino imprevedibilmente dopo la prima crisi…
La risoluzione del periodo critico non riconosce comunque un farmaco efficace (nel senso: capace di ristabilire il corretto assetto otolitico). In compenso esistono le cd “manovre liberatorie”, eseguibili dallo specialista otorinolaringoiatra o da alcuni fisioterapisti e che di seguito enumero per completezza di informazione:
- Manovra di Epley
- Esercizi di Brandt-Daroff
- Manovra di Gufoni
- Manovra di Sèmont
Chirurgia
Molto (ma proprio molto) raramente, quando i sintomi di vertigine sono particolarmente invalidanti, non remissivi alle manovre liberatorie e durano per mesi o anni, può essere discussa la chirurgia. L’intervento chirurgico consiste nel bloccare uno dei canali semicircolari del labirinto.
FONTI E BIBLIOGRAFIA
Benign paroxysmal positional vertigo: Overview



